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Redazione Tripsfera
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Via Francigena: il via libera UNESCO conta solo se l'Italia costruisce per chi cammina

La valutazione preliminare favorevole dell'ICOMOS potrebbe fare della Via Francigena il cammino di punta dello slow travel italiano, ma solo se il riconoscimento porta vere infrastrutture, non un'etichetta souvenir.

Pubblicato
23 ottobre 2026
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Foto: This Photo was taken by Wolfgang Moroder . Feel free to use my photos, but pleas / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

All'Italia serve un'altra targa UNESCO o un motivo per far restare le persone più a lungo? La Via Francigena, l'antica strada medievale dei pellegrini che attraversa il Paese, sta per mettere alla prova questa differenza.

Il 21 ottobre 2026 l'ICOMOS, l'organo consultivo dell'UNESCO per il patrimonio culturale, ha espresso una valutazione preliminare favorevole sulla candidatura italiana a iscrivere l'itinerario nella Lista del Patrimonio Mondiale. L'itinerario è descritto come un "preminent [sic] itinerary of Christianity". La candidatura è guidata dalla Toscana insieme a Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, e ora passa al dossier completo.

È un primo ostacolo superato, non il traguardo. Il dossier completo va ancora preparato ed esaminato, e il Ministero della Cultura dice che coordinerà la raccolta dei dati, gli studi di impatto e i piani di conservazione per la presentazione finale. Nessuno dovrebbe ancora prenotare tour "UNESCO Francigena".

La forza del cammino è essere una strada, non un monumento

La maggior parte dei siti UNESCO premia chi arriva. Un cammino premia chi si muove. La candidatura attraversa sette regioni, il che significa che chi cammina incontra Italie molto diverse in un solo viaggio: altri dialetti, altre cucine, un'altra luce. È il miglior argomento a favore dello slow travel che ci venga in mente, e funziona proprio perché lungo il percorso nulla è l'unica tappa imperdibile.

L'assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni ha detto, secondo inITALY, che la valutazione positiva rafforza il "turismo lento" e crea nuove prospettive per le aree interne. Condividiamo l'istinto e andremmo oltre. Le destinazioni più note d'Italia sono sature, e un cammino che distribuisce i visitatori tra piccoli borghi e campagna è esattamente la valvola di sfogo di cui il Paese ha bisogno. È un uso migliore dell'aura UNESCO che aggiungere un'altra città famosa al espositore delle cartoline.

Un marchio senza sentiero è solo merchandising

Ecco la nostra preoccupazione. Il riconoscimento patrimoniale tende a essere letto come un evento di marketing: nuova segnaletica all'ingresso, un logo per l'ente del turismo, più soste per i pullman. Per un cammino a piedi è la logica al contrario. Ciò che serve a chi cammina è poco glamour: segnaletica affidabile, posti dove dormire a fine tappa, collegamenti di trasporto per entrare e uscire dal percorso e informazioni chiare oltre i confini regionali.

Quest'ultimo punto è la vera prova. Sette regioni, diverse amministrazioni, un solo sentiero. L'Associazione Europea delle Vie Francigene, con sede a Fidenza, coordinerà enti locali e comunità, il che è sensato. Ma coordinare sulla carta costa poco. A chi cammina non importa dove passi un confine regionale; importa che segnaletica, standard di accoglienza e informazioni restino coerenti quando lo attraversa. Pensiamo che sia qui che la candidatura riuscirà o fallirà nei fatti, qualunque cosa decida il comitato.

Non abbiamo visto dettagli su quali infrastrutture siano davvero previste, quindi non faremo finta di saperlo. Gli studi di impatto e i piani di conservazione citati finora sono incoraggianti. Aggiungeremmo un terzo requisito: un piano per i flussi di visitatori che tratti i piccoli borghi dell'entroterra come partner, non come scenografia.

Cosa fare adesso

Se hai in mente di percorrere un tratto della Francigena, non aspettare la targa. Scegli un solo tratto, qualche giorno in una regione, e parti prima che un riconoscimento ne faccia una meta da lista dei desideri. Controlla condizioni attuali e alloggi con le organizzazioni locali del cammino, perché qui non abbiamo dati verificati su tappe o prenotazioni da darti.

Il nostro verdetto: il via libera dell'ICOMOS è una buona notizia e merita un po' di entusiasmo, ma il premio non è l'iscrizione. È l'occasione di rendere il cammino più lento d'Italia anche il meglio supportato. Se nei prossimi anni arriveranno manutenzione del sentiero, alloggi e collegamenti di trasporto verso quei borghi dell'entroterra, la Via Francigena potrà diventare l'esperienza di slow travel di punta del Paese. Se arriverà solo un logo, sarà un'altra etichetta souvenir, e una lunga strada merita di meglio.

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