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Redazione Tripsfera
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La morte di un operaio al Colosseo deve fermare i subappalti acrobatici nei siti storici

Dopo la caduta di Andrea Moretti, 22 anni, il parco archeologico di Roma rinuncia ai subappalti e ai lavori su fune. I visitatori dovrebbero accogliere siti più lenti e sicuri.

Pubblicato
31 ottobre 2026
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Foto: Wilfredor / Wikimedia Commons (CC0)

Quanto vale un Colosseo più bello di notte? La maggior parte dei visitatori non se lo chiede mai, perché ponteggi, gru e cavi restano appena fuori dall'inquadratura della foto. Questa settimana la domanda è diventata impossibile da ignorare.

Il Ministero della Cultura e i sindacati hanno concordato di cambiare il modo di lavorare al Parco archeologico del Colosseo, stando al comunicato dei sindacati. Secondo la testata italiana unionesarda.it, la decisione arriva poco più di un mese dopo la caduta di Andrea Moretti, 22 anni, da circa dieci metri di altezza mentre installava un nuovo impianto di illuminazione. La Procura di Roma indaga per omicidio colposo e ci sono otto indagati.

Il resoconto dei sindacati sulle nuove regole è preciso. Come riporta affaritaliani.it, i lavori riprendono il 3 novembre senza tecniche di accesso su fune. Si utilizzeranno esclusivamente gru e carrelli all'interno di un cantiere chiaramente delimitato e inaccessibile. I nuovi lavori di illuminazione saranno eseguiti direttamente, senza la catena di subappaltatori.

L'icona non era l'unica cosa da restaurare

La conservazione del patrimonio si presenta con l'idea della cura: cura della pietra, dei secoli, dell'«eredità». Questo episodio mostra quanto quella cura possa essere selettiva. Un monumento viene illuminato e lucidato con amore, mentre il modo in cui il lavoro viene svolto può restare fuori dalla vista. Crediamo che questa contraddizione sia la vera notizia.

Il subappalto non è illegale e, dalla documentazione, non possiamo dire esattamente come fosse suddivisa la responsabilità in questo cantiere né che ruolo abbia avuto nella caduta. Ma sospettiamo che le lunghe catene di appaltatori rendano più difficile per chiunque farsi carico della sicurezza, e rinunciarvi suona come la stazione appaltante che dice di voler rispondere direttamente di ciò che accade nel suo cantiere.

Più lento è un pregio, non un difetto

Il dettaglio più rivelatore non è tecnico. I sindacati dicono che il personale del ministero si è indignato per l'insistenza dell'amministrazione nel tenere il sito sempre aperto, qualunque cosa accadesse. Nella nostra lettura, è l'economia del turismo che parla: la biglietteria deve continuare a funzionare.

Gru e un'area di lavoro chiusa sono probabilmente più lente delle corde. Crediamo che i visitatori debbano accettarlo, e anzi pretenderlo. Un angolo di un monumento antico avvolto dai ponteggi è un fastidio; una morte non passa. Se nella tua foto c'è una gru, probabilmente è così che appare un sito responsabile.

Roma è un inizio, non una soluzione

Merito a chi spetta: il ministero si è mosso nel giro di circa un mese e, secondo i sindacati, a spingerlo è stata la mobilitazione dei suoi stessi lavoratori. Ma si tratta di un accordo annunciato dai sindacati e non abbiamo alcuna verifica indipendente di come funzionerà in pratica. Gli stessi sindacati sostengono che altrove le condizioni di lavoro comportino ancora gravi rischi per la sicurezza, turni massacranti ed esposizione costante a condizioni meteorologiche estreme, e chiedono che le stesse tutele siano estese a tutti i siti archeologici e culturali, compreso il personale delle ditte appaltatrici. Unione Sarda aggiunge che nel 2025 nel Lazio sono morti 23 lavoratori.

A nostro avviso le regole del Colosseo dovrebbero diventare lo standard minimo per ogni grande sito storico, in Italia e altrove. Da viaggiatore hai poco potere sui contratti, ma un po' di influenza ce l'hai. Accetta le aree chiuse senza brontolare. Considera «temporaneamente non disponibile» un segno di serietà. E quando un monumento svela un aspetto nuovo e spettacolare, chiediti come sono stati fatti i lavori e chi ne ha sopportato il rischio.

Il verdetto: la cosa migliore che possiamo fare per le famose rovine del mondo è volerle un po' meno perfette e molto meno frettolose. Un monumento che è durato duemila anni può aspettare una gru più sicura.

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