La tassa d’ingresso a Venezia non è la cura per una città che perde residenti
Venezia estende il ticket per i visitatori giornalieri, ma la vera prova sarà capire se la politica turistica proteggerà case e vita quotidiana, non solo se incasserà denaro.
Immagine generata con l'IA
Venezia farà pagare l’ingresso ai visitatori per più giorni, ma il problema più profondo della città non si risolve davanti a un varco. Una tassa può influenzare alcune gite in giornata e generare risorse per le politiche pubbliche; da sola, però, non può mantenere disponibili le abitazioni, ripristinare i servizi locali o impedire che il centro storico venga organizzato sempre più intorno ai visitatori.
L’avvertimento è visibile nel cambiamento dell’equilibrio tra residenti e strutture ricettive turistiche. Secondo Italia a Tavola, a settembre il centro storico contava 46.964 residenti e 50.207 posti letto turistici. I posti letto turistici avevano già superato la popolazione residente nell’ottobre 2024. Non è solo una questione di gestione dei flussi. A nostro avviso, è prima di tutto una questione abitativa e di vita urbana.
Il ticket è uno strumento utile, non una soluzione
Il contributo d’accesso di Venezia è un’ammissione insolitamente diretta del fatto che la pressione turistica sia diventata un problema politico. Nel 2026 il contributo si applicava per 60 giorni e i dati provvisori citati da Il Messaggero registravano 679.553 voucher pagati e 5.215.035 € di entrate.
Questi dati dimostrano che la misura è operativa e può raccogliere fondi consistenti. Non dimostrano che abbia risolto l’overtourism. Il ticket non impone un tetto numerico agli ingressi e pagare per entrare non riduce automaticamente la pressione creata dalle visite brevi concentrate nelle zone più famose della città.
La distinzione è importante. Un contributo può rendere una gita in giornata leggermente meno invitante, migliorare la conoscenza dei flussi da parte della città e contribuire a finanziare misure per i residenti. Non dovrebbe però essere presentato come un sostituto di una strategia più ampia per la casa e la residenzialità. Se la città incassa più denaro mentre perde le persone che la rendono una città, la politica avrà affrontato il sintomo con più successo della malattia.
Il numero dei residenti è l’indicatore più importante
I dati più rivelatori non sono il numero di QR code o la lunghezza della coda giornaliera. È il rapporto tra le persone che vivono a Venezia e i posti disponibili per chi la visita.
La popolazione residente del centro storico diminuisce da anni. Un’analisi civica citata da Italia a Tavola riporta 52.760 residenti e 44.484 posti letto turistici nell’aprile 2023, rispetto a 46.964 residenti e 50.207 posti letto turistici a settembre. In poco più di tre anni, la città ha perso 5.796 residenti e guadagnato 5.723 posti letto turistici.
Pensiamo che questo cambiamento modifichi il significato di ogni statistica sul turismo. Una destinazione può accogliere milioni di visitatori e fallire comunque come luogo in cui vivere. Può conservare panorami spettacolari e al tempo stesso indebolire scuole, negozi, servizi e reti sociali che trasformano gli edifici storici in una comunità funzionante. Il pericolo non è che Venezia diventi meno bella. È che la bellezza sopravviva mentre la vita urbana quotidiana diventa sempre più difficile da sostenere.
È anche per questo che la discussione non dovrebbe ridurre il turismo a una gara tra visitatori e residenti. Il turismo ha portato ricchezza, occupazione e investimenti. La questione è capire se la sua concentrazione attuale e il suo impatto sul mercato abitativo siano compatibili con una città che resti abitata. Come riporta The Messenger, nel 2025 Porto Marghera contava 907 aziende, 11.000 lavoratori nei suoi settori e 26 miliardi di euro di fatturato annuo. Il turismo può essere l’attività economica più visibile nel centro storico di Venezia senza essere l’unica storia economica del Comune nel suo complesso.
Estendere il calendario pone la domanda giusta
La città ha approvato 72 giorni di applicazione del contributo d’accesso per il 2027, rispetto ai 60 del 2026, con un calendario dal 26 marzo al 15 agosto e un’estensione dell’orario giornaliero fino alle 16:30, secondo Italia a Tavola. Il contributo massimo resta di 10 € nei giorni previsti dal calendario approvato.
L’estensione è comprensibile: la pressione non scompare semplicemente perché termina un determinato periodo di prova. Ma più giorni di ticket non devono essere confusi con una gestione più efficace della città. Il successo della misura dovrebbe essere valutato in base al suo contributo a un equilibrio più sano, non in base al fatto che il calendario cresca ogni anno o che aumentino le entrate.
Gli stessi responsabili della città descrivono il contributo come una sola componente di una politica più ampia per gestire i flussi e incoraggiare comportamenti rispettosi. È l’inquadramento corretto. Un ticket è una leva. Non è un piano per il futuro di Venezia.
I visitatori devono smettere di trattare Venezia come uno sfondo da consumare
Il modo più responsabile di visitare Venezia non è evitare la città, ma smettere di pretendere che funzioni interamente per i visitatori. Significa resistere alla logica della lista da spuntare in fretta: arrivare, attraversare il centro storico, fotografare i monumenti e ripartire prima che la vita quotidiana della città diventi visibile.
Un viaggio migliore concede al luogo tempo e attenzione. Sostiene le attività che servono qualcosa di più delle folle di passaggio, rispetta gli spazi residenziali e riconosce che strade, edifici e servizi pubblici non sono scenografie. L’obiettivo non è inseguire un’ipotetica Venezia “autentica”. È accettare che una città abitata non possa essere organizzata alla perfezione intorno agli orari di un visitatore.
Il nostro verdetto è chiaro: Venezia dovrebbe continuare a perfezionare il contributo d’accesso, ma i responsabili delle politiche pubbliche dovrebbero misurare il successo tanto in base ai residenti quanto ai visitatori e alle entrate. Nel frattempo, i viaggiatori dovrebbero andarci, ma con più tempo, un approccio meno predatorio e la volontà di comportarsi da ospiti. Il ticket può gestire l’ingresso. Solo un impegno serio per la casa e la vita quotidiana può impedire che Venezia diventi una città bellissima senza più nessuno che ci viva.
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