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Redazione Tripsfera
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Il momento Expedia di Perugia è prezioso, ma non è una strategia

Expedia può far comparire Perugia in più liste dei desideri di viaggio, ma la vera opportunità per l’Umbria è trasformare la curiosità algoritmica in viaggi più lunghi, più legati al territorio e più equilibrati.

Pubblicato
22 ottobre 2026
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Foto: Comune di Perugia / Wikimedia Commons (CC BY 4.0)

E se l’aspetto più utile della presenza di Perugia nella lista delle tendenze di viaggio di Expedia per il 2027 non fosse la classifica in sé, ma la pressione che crea? Il capoluogo umbro è l’unica destinazione italiana nella lista di Expedia delle mete di viaggio in più rapida crescita. È un invito gradito a riscoprire una città conosciuta per le strade medievali, la cultura e un’atmosfera che può sembrare diversa da quella delle località italiane più promosse. Ma, da sola, non è una strategia turistica.

Il titolo è forte: Perugia si è classificata settima, mentre le ricerche di voli e strutture ricettive sono aumentate del 35%. PerugiaToday riferisce che la città era l’unica rappresentante italiana nella classifica. Eppure, la metodologia conta più del piazzamento. Expedia ha confrontato le ricerche effettuate sul proprio sito e sulla propria app dal 1° settembre 2025 al 27 luglio 2026 con quelle dello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato misura l’interesse in crescita, non le prenotazioni concluse o il numero di visitatori, come spiega il Corriere della Sera.

Questa distinzione non è una nota a margine. È l’intera storia.

Una classifica può aprire una porta che il marketing non riusciva ad aprire

La presenza di Perugia conta perché la scoperta delle destinazioni è sempre più influenzata dalle piattaforme che aiutano le persone a decidere dove cercare, prima ancora di scegliere dove andare. La lista di Expedia inserisce la città in una conversazione globale insieme a destinazioni negli Stati Uniti, in Giappone, Uruguay, Corea del Sud, Messico, Australia, Canada e Regno Unito. L’attenzione non dimostra che Perugia sia diventata all’improvviso una meta di massa. Dimostra che sempre più viaggiatori la stanno prendendo in considerazione.

È un cambiamento significativo. Una città non deve imitare le destinazioni italiane più famose al mondo per trarre beneficio dalla curiosità internazionale. Anzi, il fascino di Perugia potrebbe essere più forte proprio perché offre una proposta diversa: una città culturale con strade medievali e un’identità che, secondo la descrizione della stessa Expedia, appartiene ai luoghi per cui vale la pena pianificare un viaggio, non solo una tappa di passaggio. Il report di Expedia sul 2027 presenta la città proprio attraverso le sue strade medievali.

A nostro avviso, questo è il tipo giusto di visibilità, se Perugia la considera l’apertura di un testo, non una campagna già conclusa. La classifica può spingere i viaggiatori a cercare, confrontare e salvare la destinazione. Non può spiegare cosa fare una volta arrivati, convincerli a fermarsi più a lungo o distribuire i benefici oltre le attività commerciali più ovvie del centro cittadino.

Il vero premio non sono più clic, ma più tempo in Umbria

Il risultato migliore non sarebbe un’improvvisa ondata di visite brevi costruite sul prestigio di una classifica. Sarebbe un motivo più convincente per trascorrere un periodo significativo a Perugia e usarla come porta d’accesso al resto della regione. Significa collegare l’offerta culturale della città al più ampio richiamo dei viaggi nell’entroterra, un interesse che secondo Expedia sta crescendo nel suo report sulle tendenze del 2027, senza ridurre l’Umbria allo sfondo di un’unica tappa fotogenica.

È qui che diventa evidente la differenza tra attenzione e strategia. Un picco nelle ricerche è ampio e passivo. Una strategia turistica è intenzionale: costruisce narrazioni, incoraggia soggiorni più lunghi e offre ai visitatori motivi per esplorare oltre il primo risultato che vedono. Perugia ha ora una rara opportunità: presentarsi non come un’alternativa scelta soltanto da chi evita le icone affollate, ma come una destinazione con un carattere abbastanza forte da fare da fulcro a un intero viaggio.

Questo renderebbe anche più solido il momento Expedia. Le tendenze cambiano rapidamente; una lista annuale ha una durata breve. Un’offerta regionale ben progettata può durare più della classifica, trasformando il primo interesse in un interesse ricorrente e in viaggi più profondi.

Il rischio è diventare l’ennesima meta di moda approvata dall’algoritmo

La tentazione è evidente: celebrare l’aumento del 35%, amplificare la classifica e inseguire i volumi. Sarebbe la risposta meno fantasiosa. I dati di Expedia misurano le ricerche, che possono essere alimentate dalla novità, dalla curiosità o da un’ondata passeggera di attenzione mediatica. Non ci dicono se i residenti sentano i benefici, se le attività locali al di fuori delle aree più note ne traggano vantaggio o se i viaggiatori si fermino abbastanza a lungo da capire il luogo.

Perugia dovrebbe quindi respingere l’idea che il successo significhi diventare simile a ogni altra destinazione portata alla ribalta da una piattaforma internazionale. Il vantaggio della città non è una visibilità generica. È l’autenticità, proprio quella qualità che diventa fragile quando un luogo viene promosso soltanto come la prossima meta da scoprire.

Questo non significa rifiutare i visitatori. Significa essere selettivi sul tipo di crescita che vale la pena perseguire. I soggiorni brevi sono una delle tendenze individuate nel report Unpack ’27 di Expedia Group, comprese le permanenze di una sola notte. Perugia può accogliere questo interesse, ma non dovrebbe permettere che la comodità dei viaggi rapidi definisca la sua identità. L’ambizione più forte è fare in modo che una visita più lunga sembri la scelta naturale.

Perugia dovrebbe usare i riflettori per raccontare una storia più grande

La sindaca Vittoria Ferdinandi ha definito la notizia un segnale del fatto che Perugia stia diventando più conosciuta a livello internazionale e ha detto che la città ha molto da condividere con più persone. Questo ottimismo è giustificato. Ma il passo successivo consiste nel trasformare l’orgoglio in coordinamento: una storia chiara per i visitatori, un legame più forte tra città e regione e un approccio che consideri i residenti beneficiari, non semplici comparse.

Expedia ha fornito l’attenzione. Ora Perugia deve darle un significato. La città dovrebbe accogliere la classifica, usarla per raggiungere i viaggiatori che altrimenti potrebbero trascurare l’Umbria e poi convincerli a fermarsi, esplorare e tornare. Se ci riuscirà, il settimo posto conterà meno delle abitudini che contribuirà a creare.

Il verdetto è semplice: visita Perugia perché il carattere della città merita di essere scoperto, non perché un algoritmo l’ha dichiarata di moda. E per chi guida il turismo locale, la raccomandazione è ancora più chiara: costruisci la destinazione che le persone sperano di trovare dopo il risultato di ricerca, non soltanto la destinazione che vince la ricerca.

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